L’ULTIMO VIAGGIO DI SRIDEVI : BOLLYWOOD SALUTA LA DIVA LEGGENDARIA

Migliaia di persone in lacrime si sono riunite a Mumbai, in India, per i funerali dell’attrice Sridevi Kapoor, star del cinema di Bollywood, scomparsa lo scorso 18 febbraio mentre si trovava ad un matrimonio a Dubai.

Sridevi Dead Body

Le scene sono quelle di un vero e proprio funerale di stato ,con militari in uniforme e sparo di colpi di cannone – e l’enorme quantità di cittadini davanti alla residenza (Green Acres Lokhandwala) dell’attrice.

 

 

Il quadro che si ripete ogni volta che una grande figura del cinema indiano scompare, è sempre lo stesso. Attori , attrici , registi e vedette vestiti di bianco ( il colore del lutto in india) che sfilano ,in un macabro red capert per rendere l’ultimo saluto alla salma e  porgere le condoglianze alla famiglia.

Deepika Padukone

Aishwarya Rai Bachchan

Rekha

Shehkar Kapur

Tabu

Kajol&Aajay Devgan

Hema Malini and Esha Deol

Madhuri Dixit and Doc Nene

Sridevi  è stata trovata morta nella vasca da bagno di un hotel di Dubai, dove si trovava per il matrimonio di un parente. Avrebbe perso conoscenza mentre faceva il bagno e sarebbe poi morta annegata. Restano comunque molti dubbi sulla sua morte, ancora avvolta nel mistero.

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L’ultima danza di Sridevi.

Di sicuro c’è l’affetto di tutti i suoi fan, che hanno voluto accompagnare Sridevi con fiori e foto.

Last Sridevi Show

Sridevi Fans

Sridevi fans

 

CHI ERA SRIDEVI 

Enfant prodige per l’esordio sul set a soli quattro anni nel film in lingua tamil Thunaivan, l’attrice, nota semplicemente come Sridevi – il cui vero nome era Shree Amma Yanger – è entrata nella storia del cinema indiano per essere stata riconosciuta prima autentica attrice superstar.

Nei suoi oltre 40 anni di carriera è stata protagonista di più di 150 film, compresi alcuni classici di Bollywood, come Mr IndiaChandniChaalBaazSadmaMoondram PiraiLamhe e English Vinglish.

Negli anni 80 era di gran lunga l’attrice più pagata in India, e i critici ricordano che la sua fama è stata tale che la semplice inclusione del nome Sridevi in un cast garantiva il successo e forti incassi al botteghino.

 

La sua naturale simpatia e capacità di divertire, assieme alla straordinaria abilità nella danza, componente essenziale della produzione cinematografica indiana, ne hanno fatto fin da bambina, quando veniva soprannominata ‘Baby Sridevi’, la beniamina del pubblico.

Produttori e registi se la sono spesso contesa perché il suo dominio del set ne faceva una delle poche attrici indiane capaci di rendere fortemente commerciale un film anche in assenza di un grande protagonista maschile.

 

 

  RIP SRIDEVI

 

 

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BOLLYWOOD LA TRATTA DELLE BIANCHE E LA FORZA DI DIRE NO

 

Apsaras Dance Roma

 

Apsaras, è un gruppo di artiste e danzatrici multietnico di Roma, fondato da Valentina Manduchi.

Ci sono ragazze italiane e straniere che amano le arti orientali come Luisa che insegna Bollywood e danza del ventre  vicino  Piramide ad allieve altrettanto multietniche, provenienti dal Marocco o dalla Francia,Mardin è di origine curda ed irachena , vive a L’Aquila dove insegna e collabora con Apsaras , poi  c’è Israt di origine bengalese che si sta laureando in Ingegneria, Federica che studia danza classica e fa sacrifici per venire dai castelli, Sara che invece è originaria dello Sri Lanka ma vive qui sin da piccola.​

Da sempre Apsaras si impegna a portare la grazia e l’allegria della danza Bollywood in Italia con spettacoli, lezioni ed eventi , pur senza tradirne l’antica origine e le tradizioni delle danze classiche e folk dell’India. Uno degli slogan di quest’immenso subcontinente è stato “ UNITED WE STAND“, che tradotto sarebbe più o meno “RESTIAMO UNITI“.

Mi ci sono voluti un po di anni, e di viaggi in India, di spettacoli con gruppi indiani, per capire che di unito in India e nella sua cultura c’è veramente poco. A cominciare dalle caste, ma sopratutto, nel ruolo in cui le donne sono state suddivise. E proprio la forma di danza che ho scelto ne è spesso una malata vetrina : da una parte la madre, moglie e dall’altra l’amante diva….Proprio il libro che vi suggerisco di leggere per approfondire l’argomento ” Mother Maiden Mistress ” di Bhawana Somaya JignaKothari e Supriya Madangarli.

 

Questa cultura di divisione e segregazione è presente da secoli. E  se prima era in un contesto principesco e mitologico di templi e corti, con l’avvento del Cinema , queste figure si sono spostate al grande schermo e nelle produzioni commerciali.

Le eroine dei film sono sempre tutte indiane ( meglio se bianco latte) e le ballerine di sfondo sono spesso occidentali  ( meglio se bionde e scosciate).

Il mio post di oggi vuole far riflettere su due argomenti principali

​ -LA MALATA FISSAZIONE DELL’UOMO INDIANO PER LA PELLE BIANCA  E- LA PREFERENZA A FAR DANZARE LE OCCIDENTALI CON ABITI SUCCINTI.

Secondo voi perché in India e in generale nel Sud Est Asiatico hanno questo problema con la pelle scura? È davvero doloroso vedere come gli indiani siano razzisti tra loro e profondamente misogini.
​​
Oggi Apsaras era  stata scelta per danzare ad un importante evento: selezionata con tanto di contratto mesi fa.
 Ci credete che  a meno di 4 giorni dall’evento il cliente che è indiano,  oltre a chiederci di danzare con abiti da cabaret ci ha imposto di non far danzare due delle nostre ragazze di origine indiana solo perché la loro pelle è splendidamente scura? !
​Sinceramente non capiamo quale sia il problema, si vergognano di vedere delle ragazze della loro etnia danzare?
 Oppure credono che se a danzare siano esotiche bianche occidentali, sono più legittimati a lasciarsi andare a comportamenti altrimenti vietati?
Che problemi hanno? Sempre la solita storia! MADRE MOGLIE E FIGLIA IN SAREE A CASA, AMANTE ,PUTTANA, IN SHORTS A BALLARE.
E se per caso anche loro figlia si divertisse a ballare un item number in allegria davanti a loro? Che problema ci sarebbe? NO , NON SIA MAI! le varie Amrite, Aishanti, Nishe,Aishe, Fatime e Concette tutte sedute composte, ma le Katrine, Elizabeth, Mary , Federiche tutte col culo per aria per appagare i loro istinti ed aumentare la loro viscida bipolarità.

Come possiamo definire una società che alimenta questo dualismo? Una parola io la avrei, e non mi vergogno di dirla ad alta voce: SOCIETA’ FRUSTRATA. Frustrata e chiusa che sfocia in ortodossia religiosa, paradossi sociali e condanne a gay, sfruttamento illegale di prostituzione, stupri nei confronti di minorenni, come possiamo vedere nel documentario dei Dancing Club di Mumbai.

Vi metto in allegato il link di un film di un regista emergente do nome Avinash Ds che fa riflettere molto sullo stato attuale della danza d’intrattenimento in India: le ballerine sono assoggettate ai ricconi di turno ignoranti, spesso sposati con figli, che non hanno rispetto degli artisti ne tantomeno della figura della donna,( che ricordiamo viene adorata e pregata sotto forma di divinità in varie regioni). Il film è un vero manifesto di femminismo indiano . Anzi chiedo ai ragazzi di Bollyrama se mi leggono di tradurlo!! Eccolo qui :

La storia parla di una ballerina bhiari, soggetta alle fastidiose attenzioni di un ricco signorotto di provincia, mentre la sua lussuria ubriaca sfida la sua dignità sul palcoscenico, lei lo prende di petto denunciandolo davanti alla comunità, portando a un epilogo che ci porta faccia a faccia con le brutture del Bihar rurale.

Potremmo dire che Anarkali di Aarah  è l’equivalente rurale del blockbuster Pink realizzato l’anno scorso da Aniruddha Roy Chowdhury con Madhuri Dixit. Anarkali è la controparte rustica delle ragazze urbane single, dei colletti bianchi, anche se è quella che chiamano una donna dai costumi facili.

A differenza di Pink, dove abbiamo la voce baritonale del veterano Amitabh Bachchan che ci dona la verità profonda (“No Means No”), Anarkali parla da sola. Colpisce duro senza timore, al rischio di perdere tutto.

Anarkali of Aarah

Personalmente , non dovrei lamentarmi perché anche grazie alla mia pelle chiara ( solo da ottobre a maggio perché poi mi abbronzo eccome!!) e i capelli scuri, non sono mai stata discriminata ( a parte in tv che fa più etnico avere le indiane !).Spesso vengo ricercata con le altre ragazze italiane, proprio in quanto occidentali, ma Apsaras ha anche bellissime ragazze indiane e che gli piaccia o no, siamo un gruppo senza discriminazioni di sorta!

​Lo scorso anno a Febbraio proposi presso l’Ambasciata Indiana una serata dal nome ” DONNA INDIA”  , diversi gruppi di danza indiana si alternarono sul palcoscenico , con una sfilata di abiti tipici. Il filo conduttore erano le storie e gesta di eroine e figure femminili della storia e della mitologia indiana : da Padmavati  a Jhansi ki Rani a Noor Jehan, donne di diverse caste , religioni e posizioni sociali, tutte unite, dopo secoli di storia per mostrare al mondo la forza e la bellezza delle donne. Ho voluto immaginare le regine unite, sfilare davanti al pubblico, fiere nei loro abiti e fiere del loro colore di pelle.

Serata ” DONNA INDIA” presso Ambascia d’India Roma

Ovviamente l’Ambasciata ci ha sostenuto il minimo indispensabile, ma siamo pronte a riproporre il progetto fiere e convinte dell’alto contenuto sociale e culturale che può portare.
Ecco un’estratto e qualche foto delle nostre Regine 

Questa “tratta delle bianche “ in Bollywood è oscena! Uno schiaffo ai diritti umani e al rispetto delle donne.
Li ho trovati di una bassezza imbarazzante, e questa cosa mi ha lasciato un pesante amaro in bocca che non posso tenere per me. VOGLIO RIFLETTERE CON VOI!

La ragione non è solo la stupida ossessione per la pelle bianca in India (che non è solo asiatica) ma è anche una motivo più banale: si crede che i ballerini e le ballerine occidentali, abbiano meno problemi a indossare abiti rivelatori sullo schermo e negli show , il che corrisponde a un’opinione negativa piuttosto diffusa sulle donne occidentali. Sfortunatamente una tale rappresentazione di Bollywood ha un impatto di vasta portata e può minacciare le donne occidentali che viaggiano in India. Molti indiani pensino alle donne occidentali come a qualcuno con una bassa morale.

Alcuni indiani reagiscono credendo che le donne occidentali siano promiscue anche a causa di questo lavaggio del cervello razzista di alcuni film di Bollywood.

Noi come gruppo artistico ed artiste donne abbiamo una responsabilità importante , che è quella di non essere complici di questi arroganti stronzi. Vero che non posso combattere sola tutti gli stronzi del mondo, ma almeno quelli che mi si presentano davanti si!
Nella vita impariamo piano  piano  a dire diversi NO.Specialmente impariamo a pronunciare i NO dettati dalla coscienza e dalla conoscenza di se .

“NO”

è una parola molto difficile: può implicare un grande cambiamento, può spingerci in altre direzioni e può anche chiuderci delle porte.  Ma il punto è : quanto è importante aprire una porta che rappresenta un tradimento di ciò che siamo veramente?

Quante volte diciamo SI per non deludere, per fare quello che gli altri si aspettano da noi. Ma proprio quel SI è un tradimento di noi stessi: sembra un paradosso vero? Al primo posto mettiamo chi c’è di fronte e non noi stessi.

Un bel NO detto a pieni polmoni, via assicuro vi farà camminare con la testa alta. E quel no sarà un esempio per tanti altri e sarà contagioso, perchè chi vi vedrà prenderà coraggio e penserà ” allora si può fare !”.
Spesso i giovani pensano che noi grandi non siamo in grado di dire no. Pensano che siamo fatti di compromessi, falsità , raggiri. E pensano che questo è il futuro che li aspetta, perchè è quello che mostriamo loro ogni giorno.
Perchè non gli facciamo vedere allora che i no si possono dire e dopo si vivrà meglio? Non è necessario il compromesso.
Non è vero che se non conosci qualcuno non puoi arrivare in certi posti di lavoro, cosi come non è vero che bisogna accettare certi comportamenti maschilisti in ambito artistico. Puoi arrivarci e anche decidere di andartene se non ti trovi bene.
E se qualcuno te la farà pagare? Bhè c’è molta più dignità in un lavoro umile che in un si detto perchè non si ha la forza di amarsi.
Non sono bastate tutte le proteste contro i maiali che gestiscono certi ambienti ad Hollywood , le donne vengono ancora trattate come pezzi di carne nell’industria dei sogni di Bollywood. Colore, taglia, lunghezza della gonna.

E la vera rivoluzione non può che partire in primis da chi il cinema e la danza la fa, e da chi la promuove.

Spero che condividiate il mio pensiero ed articolo con quanti più individui conosciate per creare consapevolezza.

Perchè la nostra danza è tradizione , ma anche divertimento. Ma che divertimento è se le nostre sorelle vengono precluse solo perchè hanno un colore diverso, o non possono esporsi liberamente?

​”​UNITED WE STAND…UNITI CI ALZIAMO”

che sarebbe uno degli slogan dell’India, fallisce miseramente quando si parla di donne. E allora facciamogli vedere che noi siamo unite, indipendentemente dal colore, dall’origine e dalla professione.

  UNITED WE STAND AGAINST ANY KIND OF DISCRIMINATION!

 

Publié par Apsaras Bollywood Events Italy sur mardi 13 février 2018

RAJPUT, STRUZZI, ED ALTRE CREATURE LEGGENDARIE: RECENSIONE FILM PADMAVATI 2018

Esattamente due anni fa mi trovavo in India per ammirare l’ultimo film di BhansaliBajaro Mastani“.

Due anni dopo invece per ammirare Padmavati ,nuovo kolossal storico bollywoodiano, devo solo prendere la Metro, perchè ora i film indiani li fanno anche a Roma ( se hai domande o sei curioso sul prossimo film in programma clicca qui),

Entrambi i films sono stati pesantemente criticati. Nel precedente  i discendenti delle figure storiche di Bajrao e Mastani , si erano fatti girare le balle perché “non sia mai che una donna di casta alta balli in pubblico! ” Non sia mai che esponendola allo sguardo avido di altri uomini la sua memoria venga infangata . Non sia mai che sul corpo e la memoria delle donne possano dirla solamente le donne….Non sia mai..

La stessa cosa in maniera molto più violenta è accaduta due anni dopo per Padmavati. Addirittura c’è chi ha minacciato  di darsi fuoco se il film avesse raggiunto le sale in Rajasthan.  La figura mitologica di Padmavati è infatti più paragonabile a quella di una Dea che a quella di una regina in India.

Mi fa riflettere, che spesso, gli stessi detrattori di film del genere, dove l’onore della nobil donna di turno viene messo in discussione , portano le loro mogli, madri , sorelle al cinema, a vedere i film Bollywood, però poi per esempio non le farebbero mai esibire che so in una danza in pubblico!

Mi è successo più di una volta, parlo  per esperienza diretta dove a più di un’amica di origine indiana è stato severamente vietato di danzare in pubblico, a maggior ragione se erano presenti altri indiani ! Gli uomini ,però, magari   non perdono occasione di ballare e sognare con i corpi voluttuosi della Karina o Katrina di turno. BHE INCREDIBLE INDIA! O INCREDIBLE MEN.Cosa vogliamo dire? Mica in un blog di danza e intrattenimento possiamo stare a cincischiare e polemizzare sui problemi e le piaghe sociali di una nazione!?

Tanto basta dire INCREDIBLE INDIA .Quello che c’è sotto il tappeto lasciamolo li. Tanto IN-CREDBILE , IN-TOLERANT, IN-JUST, IN-SANE, E’ SEMPRE INDIA E CE PIACE COSI!!

Mica dobbiamo studiare l’India dobbiamo solo dimenticare per un po i nostri problemi vedendo un film ! E invece no , io ci tengo a dare degli spunti di riflessione.

Consentitemi di dire che le critiche più costruttive ci arrivano sopratutto da chi ci ama di più, una madre , una sorella , un’amica ….e per me l’India è sempre stata questo: un famigliare a volte da dover riprendere e criticare.

Passiamo dunque alla mia personalissima critica dall’inizio del film !

 

E per me l’inizio del film è l’entrata in scena del villano: Allauddin Khilji, il cattivo invasore del Sultanato di Delhi!!

Lo dico spudoratamente  sono andata al cinema per lui : per Ranveer Singh!

Ranveer Singh as Allauddin Khilji

Con tutto quello che rappresenta il giovane attore  per me è il nuovo Shahruk Khan.

Da quando agli IIFA AWARDS di Madrid ho incontrato Sanjay Leela Bhansali e Ranveer Singh ho cercato di farmi scritturare per il film, ma non c’è stato nulla da fare…Deve essere per gli occhiali che mi ha fregato Ranveer voi che dite?

Insomma , siamo tutti li con lo sguardo fisso sullo schermo  che lo aspettiamo ed ecco che Bhansali ci presenta uno Struzzo in 3 d?!??

AVETE LETTO BENE….

Alauddin Khilji viene subito descritto come grande ignorante. Nella sua prima apparizione Ranveer entra portando uno struzzo .  Ma il punto non è questo…. Con tutti i soldi che avranno avuto , ma uno struzzo vero no? 

Vabbè, faccio passare questa cosa dello struzzo a  Sanjay Leela Bhansali, perché rimane uno dei miei registi indiani preferiti.Questo perchè nei suoi film continua a dare all’India quel fascino mitologico e senza tempo, che le ultime produzioni commerciali di Bollywood stanno lentamente distruggendo.

Il Sultano Khilji viene descritto danzando sensualmente con un folle abbandono, mostra scarso rispetto per le regole e le donne, inclusa la sua nuova moglie Mehrunissa ( interpretata dalla bravissima Aditi Rao Hydari).

Khilji vorrebbe vedere Rani Padmavati (Deepika Padukone) dopo aver ascoltato un prete abbietto (Raghav Chetan)  che ha espresso con eloquenza la sua bellezza, . Padmavati, la principessa di Singhal (l’odierno Sri Lanka), è sposata con Rawal Ratan Singh (Shahid Kapoor) che vive secondo il codice etico di Rajput. Come lo sappiamo? Perché continuano a ripeterceli per tutto il film. Inutile dire che “Rajput” è la parola più usata nel film di 163 minuti.

MA CONTINUIAMO…..

Ottimo lavoro come sempre per i set maestosi anche se riutilizzati e rivisiti da Bajrao Mastani a Ram Leela . Lavoro attento e certosino dei costumisti specialmente nella scelta dei Kaftani della parte “centro asiatica” e “musulmana” della gang di Allauddin .

Turkish Dress of Aditi Rao Hydari

Per non parlare degli ornamenti dei Maharaja ingioiellati fino alla morte, nel vero senso della parola, ossia che si muore con tutti  e 56.000 milioni di perle in testa!!! Epico!!Vi lascio due link del lavoro degli stilisti e gioiellieri da non perdere( però lo struzzo vero no…..eh!?)

Da un attento conoscitore della danza e della musica come Bhansali mi aspettavo qualcosa di più specie sulla presentazione delle scene coreoutiche, il vero marchio di Bollywood.  Ma nada…!

Non mi è nemmeno  piaciuta  troppo la danza Ghoomar, orecchiabile invece la canzone. Ho avuto la fortuna di studiare ed ammirare questa danza in Rajasthan, che non viene ( se non per qualche passo),assolutamente eseguita cosi, per non parlare dei colori. Ok, siamo a Bollywood e le danze indiane spesso vengono distorte . Ma i colori? Chiunque anche a Pozzuoli  saprebbe dirti che il Rajasthan è sinonimo di colori sgargianti. ….Ok va bene che il film è triste e drammatico , ma daccela una botta di vita nell’unica canzone danzata da quella bella figliola! Niente anche qui . Vi metto a confronto una danza tradizionale ghoomar con quella del film e poi come sempre.

Fate vobis …

L’altra danza è quella del Sultano Khilji  che si dimena cantando Habibi Habibiiiiiii ,manco fosse al Festival di Danza Orientale del Cairo, che poi a me sembra dica  anche “TAGLIATEGLI LA TESTA !!LA TESTA, LA TESTA ” A voi no?

Abbiamo già la prossima parodia pronta in caso. Lo stile anche qui ricorda molto Malhari , in Bajrao Mastani.

Nonostante la ripetitività è l’ovvietà del 90% delle scene del film . Qualche spunto di riflessione questo film ce la lascia. Nel mio caso,una  è stata questa:

Fino a quanto essere orgogliosi  giova?

Questa è la vera domanda del film per quanto mi riguarda.

Vuoi di seguito alle pressioni politiche , vuoi no, il film è tutta una lode ai clan Rajput( le caste guerriere kshatrya del Rajasthan). Che poi sta Padmavati manco era Rajput……era dello Sri Lanka!!Vabbè

Il film è tutto un : rajput coraggiosi vs gli invasori musulmani , brutti cattivi, sodomizzatori , sbranatori di carne e puzzolenti invasori!

Rajput di qua Rajput di la.

Chi non piange quando taglia una cipolla è Rajput

Chi combatte senza testa è Rajput.

Ho gia detto Rajput?

E basta con quest’orgoglio Rajput!!!

Essendo sarda sono la prima a difendere l’essere orgogliosi. Discendo da  un popolo che altro che Rajput.Andate ad ogni concerto, manifestazione , riunione condominiale  ed ecco che  spunta la bandiera sarda dei 4 mori altro che il sole dei Rajput !!!

Non per questo abbiamo un partito politico che ha inviato minacce di morte agli attori, invaso scuole perchè veniva trasmessa la musica del film, o minacciato di darsi fuoco invadendo il set del film. Al massimo cerchiamo di espropriare ( con scarso successo ahimè) le case di Berlusconi e gli altri imprenditori che hanno colonizzato la Costa Smeralda, o gli americani con le loro basi militari  che hanno interdetto chilometri di spiagge e  coste sarde agli stessi isolani, e se proprio dobbiamo immoliamo un maialetto!

Indians invading Padmavati set in Rajasthan

 

 

 

 

 

Scherzi nazional popolari a parte, mi sono andata a leggere la leggenda  per capire un po di più tutta questa polemica  e  TADAAAAA,  la legenda non è manco stata scritta da un poeta Rajput…. Il poema epico fu redatto in persiano da un santo musulmano sufi di nome  Malik Muhammad Jayasi , ed abbiamo già detto che manco Padmavati era di origine Rajput.

In molti casi in India,l’identità della donna che si sposa viene completamente cambiata.  Come le suore o i Papi, le donne indiane cambiano addirittura nome.  Allora ok Padmavati  è Rajput per nome d’arte e matrimonio...

Ma perché se la prendono tanto i Rajput io continuo a non capire!Qualcuno me lo spieghi! 

Ah, forse si vociferava che ci sarebbero state delle scene intime tra l’invasore invasato Khilji e la bella, casta, purissima regina Padmavati! Non sia mai! Ti spacco il set!!! Mica Padmavati è una semplice ragazzotta da Item Number!!

Je piacerebbe a Padmi farsi un giro nell’accampamento di Khilji, invece de sta a infilà perle sul turbante de quell’altro !!

(uso del romano scelto volontariamente per farci avvicinare alla profondità della trama che non seguo più!)

Deepika and Shahid in Padmavati

Ma purtroppo in India e cosi nel suo cinema Bollywood ( e ATTENZIONE AMICI! Bollywood non è il solo cinema dell’India!), spesso le donne vengono divise  in Mogli , Madri, Figlie da santificare e Prostitute, Dive e Amanti da tenere li per sognare e fantasticare , come nei famosissimi ITEM NUMBERS APPUNTO ! 

IN-SENSIBLE INDIA ! 

Io dico BASTA ! Che tanto dai Marathi di Bajrao Mastani , a Jhoda Akbar e altri drammoni storici,  ci ri troviamo sempre a combattere contro gli  stessi invasori !!!! Lasciatevi invadere come noi sardi abbiamo fatto con i pacifici imprenditori lombardi! Tanto si sa le cose migliori nascono sempre dalla fusione!

Tipo il Billionaire a Porto Cervo e il Taj Mahal ad Agra!!!

Scherzi a parte , una delle (poche)riflessioni che il film mi ha posto, tra una risata e l’altra è stata questa : orgoglio si orgoglio no.

E’ una cosa bellissima andare orgogliosi e sapere chi si è davvero,valorizzare le proprie tradizioni, ed il coraggio di un popolo di resistere e difendere la propria identità, ma se questo vuol dire trasformarsi in un’estremista pazza allora il mio orgoglio non sarà costruttivo ma altamente distruttivo, come distruttiva è stata l’azione del partito Karni Sena di invadere il set di Padmavati, gesti davvero poco edificanti. In un paese poi dove di problemi più seri da affrontare  ce ne sarebbero eccome. Dagli stupri delle gang, all’alfabetizzazione, all’acqua potabile.

Ma torniamo al film e alla trama…..

Quale trama? Ah aspetta…Si c’era lo struzzo, poi Ranveer/Khilji ammazza il padre di Mehru la sua futura sposa,  la tradisce da prima delle nozze, ballando e sbranando carne, poi qualcuno gli dice che c’è una più figa moglie del Maharaja che vive nel Mewar e allora lui muove una guerra , ma ci vuole un po di tempo prima di riuscire a vedere sta benedetta figa, quando finalmente dopo mesi di assedio , riesce a scorgerne solo il riflesso è la fine, parte la guerriglia, dove in tutto ciò dovrebbe anche svilupparsi ed essere descritto l’amore tra il Maharaja e Padmavati .

Peccato che alchimia e passione tra i due protagonisti siano del TUTTO inesistenti . Molto ben descritto  anche se a tratti ridicolo , il rapporto di amicizia , infatuazione tra lo schiavo Malik Kafur interpretato da Jim Sarbh, ed il despota Khilji.  Jim, ha fatto un lavoro fantastico a mio avviso nei panni del soldato omosessuale. Mentre prima, tali personaggi omosessuali erano normalmente incorporati nei film di Bollywood solo per le risate o come un sollievo comico, con il cambiamento del pubblico e il cambiamento del modo in cui vengono realizzati i film in questi giorni, argomenti come l’omosessualità non sono più un tabù.

E cosi dovrebbe essere per “l’onore” della donna , che in questo particolare caso viene salvato nel peggiore dei modi : saltando nel fuoco!

Ogni tanto ci ricordiamo che esiste anche Shahid/RatanSen , perchè cambia il colore e le piume del turbante.

Turbanti Indiani

Indian Turbants

 

Trovo alquanto poco sensata anche  la scelta di usare il brano Ek Dil Ek Jaan Hei come canzone pre guerra (  la canzone riprende lo stile del qawwali, sentite il calp ritmico sotto delle mani? Bene questa è una forma di canto devozionale sufi, potete ammirarla on line dai maestri Nusrat Fateh Ali Khan e Rahat Fateh Ali Khan per dirne due tra i più famosi).

Sono sicura che qualche canzone Marwari o Rajasthani sull’amore  o sulla forza di Mahadev  ( divinità molto cara ai Rajput come pure la dea Durga) sarebbe stata più azzeccata  come scena di preparazione alla guerra, che sembrava invece la preparazione di una sfilata della Milano Fashion Week.

Ce state a fa una testa così ,su quanto sia brutto l’invasore Allauddin e quanto so fighi sti rajput e poi me usate una canzoncina romantica qawwali, per la preparazione alla guerra??

Fate vobis anche qui.

Tanto l’attenzione , quando non c’è Ranveer a strabuzzare gli occhi ed agitare la chioma fluente, con il suo amico Malik Kafur , a me cala!!

Il film ci ricorda come Bollywood ( ed attenzione Bollywood non è tutto il cinema indiano LO RIPETO!!Ma solo la sua espressione commerciale in lingua hindi/urdu) in realtà abbia  sempre ritratto un certo senso d inferiorità sia verso i colonizzatori inglesi che verso gli invasori musulmani ed ariani, turchi afghani o persiani che siano .

Invasioni che, più nel bene che nel male,  hanno regalato all’ Hindustan, un’unità che i vari regni hindu non hanno mai avuto, opere architettoniche  e artistiche del sincretismo estetico indo-moghul come il Taj Mahal, religioni, forme musicali  e correnti filosofie che tutto il mondo oggi ammira . Bollywood evoca questo senso d’inferiorità nell’emulazione spesso mal riuscita delle scene di film copiate da quelli inglesi e, dall’ossessione per la lingua urdu. E’ quella infatti la lingua più usata al cinema , che è paradossalmente la lingua  ufficiale del vicino ed odiato Pakistan ed è parlata in tutto il Nord India.

L’urdu viene usato per i poetici dialoghi dei film e per la maggior parte delle canzoni.

Viene usata questa lingua, che è proprio figlia dell orde ( lo dice la parola stessa!) di invasori , turchi, aghani ,persiani e compagnia bella, antenati  del nostro simpatico Khilji.

La stessa leggenda Padmavati è stata scritta da un musulmano.  La divisione e l’inimicità tra  invasi ed invasori è stata creata a posteriori dai coloni inglesi. In realtà l’Hindustan è un insieme non omogeneo di credenze e gruppi etnici , e non sarebbe mai dovuto essere diviso.Ma qui entriamo nella storia coloniale. Ed io sono andata gia ben oltre. Ve lo lascio come vostra ricerca personale. E se c’è magari qualche studioso che vuol dire la sua benvenga.

Facciamoci due domande e diamoci due risposte. Questa è la mia impressione.

Io cerco solo dove possibile di creare un dialogo ed un confronto per non fermarci alla mera superficilità . Che sia delle danze, delle canzoni, dei film  etc…Perchè Bollywood e la  sua subcultura non sono solo il mio lavoro e la mia materia di studi,  ma anche un po il mio mondo se vogliamo.

Spero abbiate apprezzato la critica e vorrei sapere le vostre d’impressioni! (specialmente sullo struzzo!!).

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JAHUR

Scena finale del Jahur, il suicidio di massa sul fuoco delle donne rajput

Sulla pratica della Jahur ( suicidio di massa), descritta in pompa magna nella scena finale,  che si differenzia dalla Sati (sanscrito: सती  divinità induista, dal cui nome deriva l’omonima pratica funeraria indiana delle vedove di gettarsi sulla pira del marito), non mi sento davvero di esprimermi a fondo. E’ un argomento molto delicato .

Sati Prints in Jaisalmer Fort

Mi trovate però  d’accordo sicuramente con l’attrice indiana Swara Bhasker che ha duramente criticato la glorificazione di questa pratica nella scena finale del film. Ecco l’articolo in inglese https://thewire.in/218456/end-magnum-opus-i-felt-reduced-vagina/ .

La mia impressione è stata sinceramente di non riuscire a condannarla apertamente; quante donne vittime di violenza oggi avrebbero volentieri preferito saltare in un fuoco, piuttosto che cadere in mano di uno stupratore?

Fattostà che sicuramente in quanto regista Bhansali ha una grande responsabilità civile con se, e poteva di certo scegliere di non glorificare con questa scena finale di autoimmolazione di massa.

Pratiche come Sati, Jauhar, Mutilazioni Femminili, e Delitti d’Onore non dovrebbero essere glorificate perché non si limitano a negare l’uguaglianza delle donne, negano la personalità delle donne. Negano alle donne l’umanità. Negano alle donne il diritto alla vita. E questo è sbagliato. Uno avrebbe presunto che nel 2018, fosse una cosa abbastanza scontata. Sicuramente non si pensa  di fare un film che glorifichi mutilazioni genitali o delitti d’onore!

Il Rajasthan nel 13 ° secolo con le sue pratiche crudeli è solo l’ambientazione storica della ballata in cui il film Padmaavat è stato ambientato. Il contesto del  film è l’India del 21 ° secolo; dove cinque anni fa, una ragazza è stata brutalmente violentata da una banda nella capitale del paese all’interno di un autobus in movimento. Non si è suicidata perché il suo onore era stato profanato. Ha combattuto i suoi sei stupratori. Li ha combattuti così duramente che uno di quei mostri ha infilato una verga di ferro nella sua vagina. È stata trovata sulla strada con il suo intestino fuoriuscito. Mi scuso per i dettagli grafici, ma questo è il vero “contesto” del tuo film.

Una settimana prima del rilascio del film, una ragazza Dalit ( la casta degli intoccabili, perchè ricordiamoci che ancora esistono in India!) di 15 anni è stata brutalmente violentata da una gang a Jind in Haryana; un crimine che porta somiglianze sinistre allo stupro di Nirbhaya.

La Sati e lo stupro delle donne sono due facce della stessa mentalità. Uno stupratore tenta di violare e attaccare una donna nella sua area genitale, penetrarla con forza, mutilarla nel tentativo di controllare la donna, dominarla o annientarla. Un apologeta o sostenitore di Sati-Jauhar tenta di annientare la donna del tutto se i genitali sono stati violati o se i suoi genitali non sono più sotto il controllo di un legittimo proprietario maschile. In entrambi i casi il tentativo e l’idea sono di ridurre le donne a una somma totale dei loro genitali. In questo contesto, Bhansali avrebbe potuto offrire una sorta di critica di Sati e Jauhar.

Fu con grande difficoltà che un gruppo di Indiani riformisti, i governi coloniali britannici provinciali e gli Stati principeschi in India abolirono e criminalizzarono Sati in una serie di sentenze tra il 1829 e il 1861. Nell’India indipendente, l’Indian Sati Prevention Act (1988) criminalizzò ulteriormente qualsiasi tipo di favoreggiamento, favoreggiamento e glorificazione della Sati.

La Sati rappresenta uno dei periodi più bui della storia indiana e dovrebbe essere ricordato con vergogna, orrore, tristezza, riflessione, empatia; non con una glorificazione clamorosa e spensierata di Bollywood.

Fosse stato pensato ai nostri giorni magari Padmavati piuttosto che saltare nel fuoco avrebbe urlato dall’alto del forte con una maglietta con su scritto

#metoo

Ma siamo a Bollywood e l’arte deve vendere ed accontentare le masse. Speriamo in un’altro dramma storico dal messaggio più sociale caro Sanjay Leela Bhansali.

Me too #metoo

“PADMAVATI, LA DEA REGINA”: PROIEZIONI IN TUTTA ITALIA

SACRIFICIO, PASSIONE, AMORE

“PADMAVATI, LA DEA REGINA”

Sembrava non dovesse più uscire il film “Padmavati nelle sale indiane l’attesissimo nuovo film del maestro indiano Sanjay Leela Bhansali. Invece la data  dell’uscita è fissat dal prossimo venerdi 26 Gennaio, anche in Italia sarà possibile ammirare la grazia e bravura della bella Deepika Padukone  ed i bicipiti del suo partner Ranveer Singh, che interpreta il bizarro e cattivo Alauddin Khalji ! (noi di sicuro avremo un debole per questo personaggio dalle mille sfaccettature, come si vede dal trailer!) ! Ranveer partner di vita reale ed in molti altri film di Deepika, da “Bajrao Mastani” a ” Goliyon Ki Rasleela Ram-Leela” , non lo sarà ahimè questa volta,  la bella attrice indiana sarà infatti affiancata dal talentuoso Shahid Kapoor , nei panni di Maharawal Ratan Singh .

LE PROIEZIONI SARANNO SOTTOTITOLATE IN ITALIANO

In Italia sarà possibile vederlo in ben 19 città  da Bolzano a Roma a Napoli, trovi qui alcune delle locandine principlai  per consultare la lista completa visita Padmavati in Italy 

 

La storia è ripresa  da “Padmavati”, un poema epico del XVI secolo, il film racconta di una regina indù che preferì bruciarsi viva piuttosto che sottostare alle mire di un sultano.

La letteratura indiana racconta che la regina indù Padmavati preferì bruciarsi viva pur di non cadere sotto l’assedio del sultano di Delhi, e per la legge del contrappasso l’attrice Deepika Padukone ha ricevuto minacce di essere bruciata come l’eroina che interpreta. Il film storico Padmavatì del regista Sanjay Leela Bhansali, atteso nelle sale indiane il primo dicembre 2017, è stato bloccato dalla censura e rimandato a perché accusato di distorcere la storia. Le polemiche si sono ulteriormente infiammate dopo che un gruppo marginale di difesa della “casta dei cavalieri” khsatryia ha offerto una ricompensa di dieci milioni di rupie (oltre 130.000 euro) per “chi brucerà viva la protagonista, Deepika Padukone”. ( però simpatici!!)

Il film di Bollywood dal grande budget ha subito ripetuti e violenti attacchi anche durante le riprese sul set.

Il film racconta la storia della regina indù (Rani Padmini, nota anche come Padmavati) che, insieme al suo clan di guerrieri del Rajput, per non cadere nelle mani del sultano di Delhi, Alauddin Khalji, al termine di un lungo assedio del Chittor Fort nel 1303 preferì immolarsi con il fuoco insieme a tutte le altre donne.
Secondo le critiche il dramma altera deliberatamente la storia e offende la comunità del Rajasthan in cui il film è ambientato. In realtà, non risulta evidenza storica della regina Padmavati e il racconto è stato rimaneggiato più volte attraverso i secoli nell’India del nord. Dunque, il regista Sanjay Leela Bhansali che assicura di non aver in alcun modo distorto la storia, vede chiaramente nell’insistenza sull’accuratezza storica una violazione della creatività. Evidentemente, l’immagine dell’eroina che danza e balla fiera della sua libertà e del suo onore, opponendosi violentemente al sistema patriarcale hindù come  e a quello del sultanato islamico, risulta scomoda al governo indiano in clima preelettorale. Per di più, non sembrerebbero rispettare il buon gusto alcune scene tra la regina Padmavati e il conquistatore Mughal Alauddin Khilji, come raccontate dal regista noto per le atmosfere lussureggianti e dal forte impatto emotivo.

Così, dopo che l’organismo di censura preventiva indiano (Cbfc) ha deciso di sospendere l’esordio di Padmavatì nelle sale, il gruppo Akhil Bhartiya Kshatriya Mahasabha (Abkm) ha organizzato una manifestazione a Bareilly, in Uttar Pradesh, bruciando in un parco un centinaio di gigantografie dell’attrice Padukone e del regista Bhansali. E il responsabile della sezione giovanile dell’Abkm, Bhuvneshwar Singh, ha detto al riguardo: “Deepika dovrebbe sapere cosa si prova ad essere bruciati vivi. L’attrice non potrà mai immaginare il sacrificio della regina. Siamo pronti a dare 10 milioni di rupie a chi dovesse bruciarla viva. Chiediamo organizzatori di mostrarci il film prima che sia autorizzato ad andare nelle sale”….

Perchè il fondamentalismo si sà , non risparmia nessuno…

 

 

Source mymovies.it

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Danza Indiana Bollywood a Genova : un workshop sulla hit di Katrina Kaif

Nel cuore di Genova, la città dei carrugi e di De Andrè è ora possibile scatenarsi al ritmo delle ultime hit del cinema indiano!

Domenica 26 Novembre , l’insegnante Anahita organizza nella sede nuova di zecca del MOTUS  in Via Caffaro 70 !

Lo stage coreografico di Bollywood a Cura di Valentina Manduchi vedrà una prima parte di riscaldamento e teorica e una parte coreografica sulla canzone hit “Kala Chasma”interpretata dalla bella diva indiana Katrina Kaif

IL LIVELLO  E’ ASSOLUTAMENTE OPEN

Con la scuola di Genova vengono organizzati ogni anno degli incontri e degli spettacoli tematici

Continua quindi lo studio pratico e teorico  della danza indiana cinematografica nel capoluogo Ligure.

Pronte a diventare come Katrina Kaif??

VI ASPETTIAMO!! ULTIMI POSTI

Cosa portare : saree ed occhiali neri

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Bollywood a Ravenna , uno stage da non perdere

Per la prima volta uno stage dedicato alle danze del cinema Bollywood nella città regina del Mosaico : Ravenna!

Venite a scoprire la sensualità ed energia di questa danza che sta conquistando il mondo intero!

Le colorate danze del cinema indiano

Potrete conoscere le danze e la cultura indiana con Valentina Manduchi, insegnante di danza indiana Bollywood.

Sarà possibile avere maggiori dettagli sull’evento facebook —>https://www.facebook.com/events/504829966555500/

Valentina  fondatrice della Compagnia Apsaras Bollywood Dance Roma, ha gia danzato e lavorato numerose volte  nell’Emilia Romagna, ed è orgogliosa di portare ancora una volta un messaggio di condivisione e amore per questa danza in questa splendida ed antica città.   SPERIAMO DI VEDERVI NUMEROSI!

 Rani Mukherjee

il costo della partecipazione : 20 euro.1920426_608448065903900_1104266083_n Per la prenotazione è neccessario inviare una mail safa.solati@gmail.com o chiamare 3342501200.

Bhangra, la Danza del Punjab sbarca a Roma

Abiti coloratissimi in un trionfo di danze e canti. L’allegria e la bellezza del Bhangra, sbarcano a Roma al Centro Incontrando di via della Quattro Fontane, per una domenica speciale da dedicare ai balli del Punjab. Il prossimo 24 aprile, dunque, dalle 11 alle 14, le aspiranti ballerine saranno trasportate idealmente al confine tra Pakistan e India, risalendo alla storia di una forma d’arte che hanno sviluppato gli antichi agricoltori per festeggiare la primavera, trasformandola in un vortice di movimenti e racconti sulle sette note. Oggi la contaminazione con diversi stili e tendenze, ne ha arricchito il repertorio facendola diventare protagonista anche di film bollywoodiani e della musica pop.

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Rasa flavors of India: grande successo per lo spettacolo e gli stage di Kathak e danze del Rajasthan

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Danzare è liberarsi da tutte le tensioni e le preoccupazioni, è elevarsi ma, soprattutto, è amare. Se stessi e il mondo, in una comunione totale. Da una terra dove la spiritualità trova il suo libero spazio come l’India, nasce non solo Bollywood con le sue danze da musical spettacolari che fanno sognare. La tradizione sulle punte è molto più antica e profonda e non mira solo sull’intrattenimento, ma pure all’elevazione personale della coscienza di ognuno. Un obiettivo riportato alla mente nello scorso weekend, a Roma, con Rasa flavors of India un vero «racconto artistico» su arte e movimento, con uno spettacolo ricco di artisti di fama internazionale. Sono arrivati da Inghilterra, Spagna e Italia e la direzione è stata affidata a due nomi molto noti nel settore, nella Capitale. Parliamo di Valentina Manduchi e Mandira Improta.

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Le danze del Gujarat al Centro Incontrando con Subhash Gorania

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Tempo d’autunno, tempo di tornare a studiare le tradizioni indiane sulle punte. A Roma continua l’impegno della danzatrice Valentina Manduchi che per le vecchie e nuove allieve, sceglie i migliori insegnanti di Bollywood (e non solo) da tutto il mondo. Il 22 novembre 2015, al Centro Incontrando di via della Quattro Fontane, dunque, sarà possibile prendere parte a cinque ore di studio intenso con il maestro internazionale Subhash Gorania, che giunge direttamente dall’Inghilterra. Con lui conosceranno da vicino le affascinanti danze del Gujarat.

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Rasa flavors of India: un viaggio tra danze e musiche indiane

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Si viaggia con il corpo, con la mente e con il cuore. A volte, però, lo si può fare anche attraverso le tradizioni di un Paese, soprattutto se fa parte del subcontinente più affascinante del mondo. Un giro virtuale in India, coinvolgente ed ipnotico, parte dalla musica e dalla danza ed è ormai tutto pronto per l’evento dell’anno a Roma, che attraversa le culture da nord a sud passando per le regioni del Rajasthan. Lo spettatore si sentirà proiettato tra deserti e monumenti, tra un passato mitico e un presente tutto carico di colori e allegria. Rasa flavors of India racconta di quanto l’arte e il movimento, elevino la consapevolezza del danzatore e di chi osserva.

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